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La storia, la sociologia e la statistica ci dicono che in questi ultimi decenni la posizione della donna nella società è cambiata e che oggi sempre più donne svolgono professioni storicamente maschili.
Tuttavia, la lingua rispecchia questi cambiamenti solo parzialmente, dal momento che il marcamento di genere nel caso del referente di sesso femminile non è sistematico, e ciò a prescindere dalla correttezza della struttura linguistica.
La scelta dell’applicazione del processo di femminilizzazione o di quello di neutralizzazione è, quindi, un problema socioculturale – prima ancora che linguistico – che, a parere di chi scrive, verrà superato solamente quando al genere non verrà più attribuito, più o meno coscientemente, un diverso grado di autorevolezza o prestigio.
La Giornata internazionale della donna è un’occasione di riflessione per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le violenze e discriminazioni professionali di cui le donne sono state e sono vittime ancora oggi.
In questo articolo, scritto insieme alla collega, Avv. Chiara Catania, civilista, formata in materia di diritto di famiglia e dei minori, affrontiamo il tema “Donne e Avvocatura“, riflettendo sull’evoluzione del ruolo della donna nel “sistema Avvocatura” in Italia, nonché sull’annosa questione terminologica: avvocato/avvocata/avvocatessa?
